Centrale Montemartini

Centrale termoelettrica

La centrale termoelettrica fu inaugurata dal sindaco di Roma Ernesto Nathan il 30 giugno 1912: era il primo impianto pubblico di produzione di energia elettrica dell’allora “Azienda elettrica municipale” (oggi Acea). Fu intitolata a Giovanni Montemartini, teorico delle municipalizzazioni delle aziende di servizi di interesse pubblico e assessore al tecnologico, morto durante una seduta del consiglio comunale nel 1913.

È situata appena fuori dalle mura e fuori dal rione Testaccio, in un comprensorio in cui l’amministrazione comunale aveva individuato l’area di sviluppo industriale della città, per la vicinanza del Tevere, della ferrovia e dell’asse viario Ostiense.

La costruzione della centrale, su un’area di circa 20.000 mq tra la Via Ostiense e l’ansa del Tevere, fu affidata alla ditta di costruzione in cemento armato dell’ing. H. Bollinger di Milano.
Nella zona furono insediati nel 1910 i mercati generali e l’officina del gas (fino ad allora prodotto in un’officina situata nella zona in cui fu poi scavato il Circo Massimo). Lì erano attive aziende manifatturiere e laboratori artigiani.

Nel 1933, fu Benito Mussolini in persona ad inaugurare i due giganteschi motori diesel da 7500 Hp Franco Tosi, lunghi entrambi 23 metri, collocati all’interno della sala macchine completamente rinnovata. Un nuovo pavimento a mosaico disegnava intorno alle macchine cornici multicolori,ancora oggi utili a visualizzare l’assetto originario.

Nel periodo fascista, la centrale venne ulteriormente potenziata con lo scopo di sostenere il consumo energetico previsto per la grande Esposizione Universale che nel 1942 il regime intendeva realizzare nella zona sud di Roma per autocelebrarsi, ma in realtà mai organizzata.
Durante i bombardamenti che colpirono la città di Roma tra il 1944-45, anche la Centrale Montemartini subì alcuni danni, ma per fortuna di poca entità. la Centrale Montemartini si fece carico da sola dell’approvvigionamento energetico dell’intera città durante la liberazione. Dopo la guerra fu ulteriormente potenziata.

Per circa 20 anni la centrale rimase abbandonata, finché l’Acea non decise di recuperare la struttura con lo scopo di realizzare uno spazio polifunzionale destinato al terziario.
Su progetto dell’ingegnere Paolo Nervi l’intervento interessò principalmente la Sala Macchine e la nuova Sala Caldaie. I lavori, iniziati nel 1989, furono realizzati nel rispetto delle forme originali, recuperando parte delle decorazioni e dei macchinari originari, tra questi la grande turbina a vapore del 1917.

Il museo stesso è inserito all’interno di un più ampio progetto di riqualificazione della zona Ostiense Marconi, che prevede la riconversione in polo culturale dell’area di più antica industrializzazione della città di Roma (comprendente, oltre alla centrale elettrica Montemartini, il Mattatoio, il Gazometro, strutture portuali, l’ex Mira Lanza e gli ex Mercati Generali) con il definitivo assetto delle sedi universitarie di Roma Tre e la realizzazione della Città della Scienza.

Spazio museale

Nel 1995 la galleria lapidaria e diversi settori del palazzo dei Conservatori nei Musei capitolini in Campidoglio dovettero essere chiusi al pubblico, per permettere i lavori di ristrutturazione: le sculture furono esposte in alcuni ambienti dell’ex centrale elettrica Montemartini, inizialmente come sistemazione temporanea. Nel 2005, conclusi i lavori ai Musei Capitolini, molte sculture rimasero nella sede della centrale, che divenne sede museale permanente. Oggi Centrale Montemartini rappresenta uno dei più particolari musei del mondo grazie all’unicità della sua esposizione: Opere classiche dell’epoca romana esposte nel primo impianto pubblico di produzione di elettricità di Roma.

Collezione

La maggior parte dei reperti sono costituiti da pezzi provenienti dagli scavi portati avanti dopo l’Unità d’Italia, in particolare scavi relativi agli antichi horti romani. L’ordinamento espositivo mette in evidenza l’area di ritrovamento dei reperti e si articola in tre tematiche principali:
• Roma repubblicana (la sfera religiosa e funeraria, l’introduzione del lusso nella sfera privata, la ritrattistica), nella “sala Colonne”;
• il centro monumentale di Roma (area del circo Flaminio, tempio di Apollo Sosiano, Campidoglio, area sacra di largo Argentina, teatro di Pompeo), nella “sala Macchine”;
• i giardini, le residenze imperiali e le domus (horti dell’Esquilino, horti Sallustiani, horti Spei Veteris a Porta Maggiore, mosaico di Santa Bibiana), nella “sala Caldaie”.

L’allestimento è caratterizzato dall’intreccio di immagini di archeologia classica e immagini di archeologia industriale, con i macchinari della centrale che fanno da sfondo alle sculture (o viceversa, secondo i punti di osservazione all’interno della sala). Molto suggestiva la presenza inquietante dei due giganteschi ed ormai silenziosi motori Diesel della centrale, ognuno dei quali è solidale ad un alternatore, tutti simboli di quel secolo che ha visto l’avvento della maggior parte delle più straordinarie tecnologie dell’era moderna.
Tra le statue, due copie romane del Pothos di Skopas.

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