Artemisia Gentileschi, coraggio e passione

  • Artemisia Gentileschi, Giuditta e Abra con la testa di Oloferne, 1640-1645, Olio su tela, cm 115x116,5, Terni, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Collezione d’Arte
  • Orazio Gentileschi, Giuditta e l’ancella con la testa di Oloferne, 1622 circa, Olio su tela, 123x142 cm, Città del Vaticano, Musei Vaticani
  • Artemisia Gentileschi, Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne, 1645-1650, Olio su tela, 272x221 cm, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
  • Artemisia Gentileschi, Autoritratto in forma di allegoria della Pittura, con un ritratto maschile sul cavalletto, 1630-35, Olio su tela, 98x74,5 cm, Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, Palazzo Barberini
  • Artemisia Gentileschi, Cleopatra, 1640-1645, Olio su tela, 160x130 cm, Collezione privata, Napoli, Italia
  • Artemisia Gentileschi, La morte di Cleopatra, 1620 circa, Olio su tela, 114x75 cm, Collezione privata, courtesy Jean-François Heim, Basel
  • Artemisia Gentileschi, Annunciazione, 1630, Olio su tela, 257x179 cm, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
  • Artemisia Gentileschi, Madonna con Bambino, 1616-1618, Olio su tela, 118x86 cm, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti, Galleria Palatina
  • Artemisia Gentileschi, Conversione della Maddalena, 1613-1615, Olio su tela, 146,5x108 cm, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti, Galleria Palatina
  • Artemisia Gentileschi, Maddalena, 1630-1635, Olio su tela, 108x78,5 cm, Beirut (Libano), Sursock Palace Collection
  • Orazio Gentileschi, Madonna con il Bambino dormiente in un paesaggio, 1622 circa, Olio su rame, 30,8x23,4 cm, Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso
  • Elisabetta Sirani, Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno, 1659, Olio su tela, 228x174,5 cm, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
  • Artemisia Gentileschi, L’Aurora, 1625-1627 circa, Olio su tela, 218x146 cm, Roma, collezione Alessandra Masu
  • Artemisia Gentileschi, Betsabea al bagno, 1635 o 1652, Olio su tela, 286x214 cm, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina, Sala di Berenice
  • Artemisia Gentileschi, Sansone e Dalila, 1620-1625, Olio su tela, 164x200 cm, Collezione privata
  • Artemisia Gentileschi, Sansone e Dalila, 1610-1615, Olio su tela, 137x107 cm, Collezione privata
  • Orazio Gentileschi, Santa Cecilia che suona la spinetta e un angelo, 1615-1621, Olio su tela, 90x105 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria
  • Orazio Gentileschi, Ritratto di giovane donna come Sibilla, 1620 circa, Olio su tela, 81,6x73 cm, Houston (Texas), Museum of Fine Arts
  • Sofonisba Anguissola, Autoritratto alla spinetta, 1556 - 1557 circa, Olio su tela, 56,5x48 cm, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
  • Sofonisba Anguissola, Autoritratto, 1558, Olio su carta applicata su tavola, 25,6x19,3 cm, Roma, Fondazione Palazzo Colonna, Appartamento della principessa Isabelle, Sala della Fontana
  • Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni, 1610, Olio su tela, 170x119 cm, © Pommersfelden, Kunstsammlungen Graf von Schönborn
  • Artemisia Gentileschi, Minerva, 1635 circa, Olio su tela, 131x103 cm, Firenze, Gallerie degli Uffizi

 

Nella prima metà del Seicento, quando il mondo dell’arte è dominato dagli uomini, Artemisia Gentileschi è stata la protagonista di una carriera eccezionale, che l’ha portata a lavorare per alcune delle corti più prestigiose d’Europa: Firenze, Napoli e Londra, solo per citarne alcune. È stata omaggiata da medaglie, ritratti dipinti da pittori illustri, poemi e incisioni. Eppure la sua fama oggi è dovuta alla violenza carnale che subì nel 1611, dal pittore Agostino Tassi. Sarà grazie al suo talento e alla sua personalità che Artemisia riuscirà a scrollarsi di dosso i pregiudizi nei suoi confronti. La mostra, promossa e Arthemisia con Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Comune di Genova e Regione Liguria, vuole ricostruire le vicende che hanno colpito la vita di Artemisia, ma anche restituirle il merito di aver contribuito al rinnovamento della pittura, sulle orme di Caravaggio.

Oltre Roma, Genova è la città che accomuna i principali artisti di questa esposizione: esattamente quattrocento anni fa Orazio Gentileschi si trova a Genova, dove lascia alcune tra le sue opere più significative, mentre Agostino Tassi ha lavorato qui nel 1605 per alcuni mesi. Anche se non esistono prove che possano confermare un soggiorno di Artemisia a Genova, l’eco del suo lavoro giunge nella Superba, così come i dipinti realizzati dal padre in città saranno copiati dalla figlia.

La mostra, a cura di Costantino D’Orazio, intreccia vicende umane, aneddoti e pensieri di una vivace comunità artistica, che nel primo Seicento ha attraversato l’Italia e si è avventurata in Europa, diffondendo le novità caravaggesche, lo spirito della Controriforma. Ne hanno giovato molti pittori genovesi, come Domenico Fiasella – che conosce e lavora con Orazio – Gioacchino Assereto e Bernardo Strozzi, che in questa mostra, grazie al lavoro di Anna Orlando, aprono una interessante finestra sul panorama genovese dell’epoca, in perfetta corrispondenza con le novità che stanno esplodendo a Roma.

Prima sezione – Giovinezza e maturità di Artemisia

Questa sezione offre al pubblico la possibilità di abbracciare in uno sguardo l’intero percorso artistico di Artemisia, dagli esordi alla maturità, attraverso il confronto tra due capolavori realizzati in fasi diverse della sua vita: la Susanna e i vecchioni (1610) delle Kunstsammlungen Graf von Schönborn di Pommersfelden, prima opera documentata, datata e firmata da Artemisia, dove si può rintracciare ancora l’intervento di suo padre Orazio, e la Susanna e i vecchioni (1649 circa) della Moravská Galerie di Brno in Repubblica Ceca, dipinto dalla sola Artemisia 30 anni dopo, quando la protagonista della scena manifesta un’espressione più consapevole e capace di opporsi alla colpevole seduzione maschile.

Seconda sezione – Il talento delle donne tra ‘500 e ‘700

Il XVI secolo rappresenta un momento di svolta nell’attività delle artiste. Artemisia, che si autoritrae con la corona di alloro in segno di trionfo, si trova al centro di una storia che vede Properzia de’ Rossi accedere presso il cantiere più prestigioso di Bologna grazie alla forza della sua scultura, Sofonisba Anguissola ricevere la nomina a pittrice di corte presso il Re di Spagna e Lavinia Fontana ottenere l’incarico di dipingere il ritratto ufficiale del papa. Le loro carriere, iniziate spesso grazie alla cura di padri artisti o mercanti, non hanno nulla da invidiare a quelle dei loro colleghi uomini, eppure una nuova realtà. È il caso della delicatezza con cui Rosalba Carriera dipinge una ragazza che trattiene tra le braccia una colomba: il suo sguardo innocente, sorpreso e disarmante, fa pendant in questa sala con quello di Sofonisba (presente in mostra l’Autoritratto alla spinetta del Museo di Capodimonte), che grazie ai suoi autoritratti conquisterà il plauso di tutti i più grandi artisti del suo tempo. Come Angelika Kauffmann, che firmando l’atto di fondazione della Royal Academy of Arts nel 1768 diventa un’autorità assoluta in tutta Europa.

Terza sezione – Artemisia alla bottega del padre

Padre e figlia sono raccontati attraverso confronti serrati tra tele con lo stesso soggetto, così da capire come la ragazza sia stata capace di sviluppare per talento e maestria un proprio linguaggio, che l’ha resa la pittrice più famosa del suo tempo, tanto da essere ammessa, prima donna in assoluto, all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze (1616). Un rapporto ossessivo, controverso, ma comunque fonte di ispirazione, come dimostrano i numerosi capolavori che Orazio Gentileschi ha dipinto, usando Artemisia come modella: tra gli altri, in mostra saranno esposti la Madonna con bambino dormiente in un paesaggio dei Musei di Strada Nuova – Palazzo Rosso di Genova, dove vediamo un’Artemisia neonata, la Santa Cecilia suona la spinetta e un angelo della Galleria Nazionale dell’Umbria, dove Orazio ricorda il volto di Artemisia a circa dieci anni, e la Sibilla del Museum of Fine Arts di Houston, dove Artemisia è una ragazza ormai matura.

Quarta sezione – Le donne minacciate di Artemisia

In questa sala si possono ammirare tre marine che si stagliano dietro splendide architetture, dipinte da Agostino Tassi. Sono la prova del suo eccezionale talento, che si esprime soprattutto nella composizione di paesaggi ed edifici costruiti con una straordinaria perfezione ed un guizzo tipico del genio barocco. Purtroppo la sua abilità tecnica convive con un carattere inquieto, un’attitudine alla rissa, un’arroganza che lo fa sempre sentire al di sopra della legge. Forte dei suoi potenti protettori, Tassi commette i più turpi reati, fino ad esercitare violenza su Artemisia Gentileschi, il 6 maggio 1611. Artemisia e Agostino si conoscono grazie a Orazio, che affianca il giovane pittore alla figlia come maestro di prospettiva. L’incontro tra i due sfocerà terribilmente nello lo stupro della ragazza da parte del Tassi e condizionerà traumaticamente la vita della pittrice, provocando dramma e dolori da cui lei saprà riscattarsi soprattutto grazie alla sua arte.

Dopo lo stupro, Artemisia si troverà costretta ad accettare la prospettiva di un matrimonio riparatore. Artemisia, ingannata dalle false promesse di un uomo che dichiara di amarla, ma finirà per rovinarle la reputazione. Le donne di Artemisia riscuoteranno un tale successo di pubblico, da meritare numerose repliche nei secoli successivi, come nel caso dell’arazzo degli Uffizi, realizzato dieci anni dopo la morte della pittrice e restaurato in occasione della mostra. Il percorso prosegue attraverso una sala, dove il visitatore troverà esposti gli Atti originali del processo per stupro del 1612, eccezionalmente concessi dall’Archivio di Stato di Roma, e potrà ricostruire tutte le fasi della vicenda attraverso l’ascolto e la lettura dai fogli antichi delle parole di Artemisia, la difesa di Agostino e i racconti dei testimoni, in un ambiente dove si respirerà l’atmosfera di una città percorsa dal pettegolezzo.

Quinta sezione – La vendetta di Artemisia

Sono qui esposti due dei capolavori della pittrice, Giuditta e Oloferne, della Fondazione Carit di Terni, e Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne, del Museo di Capodimonte, entrambi accostati e messi a confronto con la famosa Giuditta e Oloferne del padre Orazio Gentileschi, proveniente dai Musei Vaticani.

In Giuditta e Oloferne, opera di grande violenza, c’è chi legge il desiderio di vendetta della donna contro il suo stupratore. In Giuditta e la sua ancella si può invece trovare la sua delusione per il tradimento della governante Tuzia che assecondò la violenza e accusò in tribunale Artemisia di aver provocato le attenzioni di Agostino. Questi dipinti portano la testimonianza bruciante di un personale percorso di rivincita, sono il campo di battaglia in cui questa donna-artista combatte gli uomini che hanno provato ad annientarla. La sentenza che conclude il processo, pur riconoscendo Agostino colpevole della violenza, non contribuiscono a migliorare una reputazione ormai compromessa, che Artemisia riuscirà a migliorare soltanto grazie al suo eccezionale talento e alla forza d’animo che guiderà la sua carriera, costretta a continuare fuori da Roma.

Sesta sezione – Il caravaggismo a Genova

Il caravaggismo a Genova è stato oggetto di indagini in anni recenti e questa sala presenta una piccola antologia di artisti e opere, che può offrire un panorama su questa stagione pittorica. Essa copre diversi decenni del Seicento, dal 1610 al 1650 circa, e interessa due generazioni di artisti. All’inizio del XVII secolo Genova è un grande porto e una indiscussa capitale finanziaria: i genovesi, aristocratici di censo e non di origine feudale, viaggiano, commerciano e prestano denaro. Abili mercanti e banchieri, entrano in contatto con le corti d’Europa e si arricchiscono. La Superba diventa così anche una capitale artistica, dove collezionisti creano una condizione fertile per la nascita di una grande scuola pittorica e attraggono artisti da ogni dove. Non solo dalle Fiandre – si pensi a Rubens nel primo decennio e a Van Dyck nel secondo – ma anche da tutta Italia. Orazio Gentileschi vi soggiorna dal 1621 al 1625 e, sebbene Artemisia non vi sia affatto documentata, le sue opere sono presenti nelle raccolte più importanti. La loro interpretazione del caravaggismo, in bilico tra realismo e classicismo, fornisce agli artisti locali uno stimolo notevole. Oltre allo stile, l’impatto sulla scuola locale del caravaggismo si ha anche nella scelta dei soggetti: la selezione di opere genovesi in questa sala lo dimostra con il San Giovannino di Strozzi e le varie versioni, più o meno cruente, dell’iconografia di Giuditta e Oloferne.

Settima sezione – Orazio Gentileschi e Roma criminale

Nei primi del Seicento, molti dei processi che si celebrano nei tribunali romani vedono il coinvolgimento di artisti. I pittori usano qualsiasi mezzo, anche illecito, per diffamare i propri colleghi ed ostacolare le loro carriere, arrivando anche ad assalirli e sfregiarli. I quadri esposti in questa sala sono la testimonianza più fulgida dello straordinario talento di Orazio Gentileschi, che troviamo coinvolto in alcuni di questi processi, soprattutto a fianco di Caravaggio. Con lui per alcuni anni collabora, come è avvenuto mentre sta dipingendo il San Francesco e l’Angelo, da lui coglie alcune atmosfere, come si nota nell’atteggiamento malinconico del David al cospetto della testa del gigante Golia. Ma forse è nella Salita al Calvario che Orazio rielabora l’eredità di Caravaggio, con il taglio ravvicinato che deriva dal metodo inaugurato dal Merisi. In questa comunità di maestri Antiveduto Gramatica svolge un ruolo fondamentale: è sua una delle botteghe dove i giovani Orazio e Caravaggio hanno mosso i primi passi nella professione di pittore, lasciando poi il loro segno indelebile in molte chiese e palazzi di Roma.

Ottava sezione – Dopo Roma, Artemisia a Firenze

Due giorni dopo l’emissione della sentenza di condanna contro Agostino Tassi, il 29 settembre 1612, Artemisia sposa Pierantonio Stiattesi, fratello di Giovanbattista, il notaio che ha sostenuto la famiglia Gentileschi durante il processo e presentato ai giudici le prove della colpevolezza di Agostino (alcune lettere in cui il pittore confessa la violenza). Con l’aiuto di Pierantonio, che ha il compito di gestire i rapporti con i clienti e firmare i contratti, Artemisia a Firenze lavorerà per il Granduca Cosimo II e per alcuni tra i più influenti personaggi della città, come Michelangelo Buonarroti il Giovane, pronipote del celebre maestro. In città la pittrice apre una piccola bottega e firma i suoi dipinti ‘Artemisia Lomi’, utilizzando il cognome dei parenti di suo padre Orazio. Gli archivi fiorentini conservano molte sue lettere ai committenti, scritte soprattutto per chiedere anticipi di denaro, prestiti e aiuti per risolvere una situazione finanziaria spesso difficile. Nel tempo si viene a scoprire che questi problemi economici derivano dai debiti che suo marito Pierantonio contrae di continuo con numerosi fornitori di colori, di tele e materiali, a causa di una pessima gestione domestica. Malgrado tali questioni, Artemisia riesce ad affermarsi come una delle artiste più richieste della città, frequenta la corte dei Medici e nel 1616 è la prima donna ad essere ammessa alla prestigiosa Accademia delle Arti del Disegno, che si rivelerà fondamentale per consolidare la sua fama di artista e per risolvere alcune delle cause che la famiglia Stiattesi dovrà affrontare, a causa delle denunce dei creditori. Dei quattro figli che Artemisia dà alla luce a Firenze – Giovan Battista (1613), Cristofano (1615), Prudenzia Palmira (1617) e Lisabella (1618) – soltanto Prudenzia sopravvive e parte con i genitori alla volta di Roma alla fine del 1620. Artemisia lascia dietro di sé la reputazione di una grande artista, ma anche il rammarico di non aver consegnato un dipinto ordinato dal Granduca e senza aver saldato alcuni debiti contratti dal marito.

Nona sezione – Sansone e Dalila

La vicenda di Sansone e Dalila è contenuta nel libro biblico dei Giudici, dove si narra della straordinaria forza fisica che Sansone dimostra in numerose imprese: l’uccisione di un leone, la liberazione dalle funi, ma soprattutto la strage di mille Filistei, acerrimi avversari degli Ebrei. La potenza dell’eroe è il frutto della profezia di un angelo, che impegna Sansone a rispettare per tutta la vita il nazireato, una speciale consacrazione a Dio, che lo obbliga a rinunce e speciali rituali. Solo Dalila, una schiava filistea acquistata da Sansone, riesce ad indebolire Sansone dopo averlo convinto a rivelarle che il segreto della sua forza è nei capelli, mai tagliati dalla nascita per via del nazireato. Caduto vittima dei Filistei, l’uomo riuscirà a liberarsi solo quando i suoi capelli saranno ricresciuti. Artemisia dipinge più volte la scena più popolare di questa vicenda: quella in cui Dalila sta tagliando i capelli di Sansone. Mentre spesso l’eroe veste abiti all’antica, la donna indossa un abito scollato e un aspetto che insiste sulla sua bellezza e sulla sua capacità seduttiva, a cui l’uomo non ha saputo resistere. Gesti delicati ed espressione concentrata, la Dalila di Artemisia è ben diversa dalle versioni più concitate dipinte dai suoi colleghi contemporanei, come i liguri Domenico Fiasella e Gioacchino Assereto.

Decima sezione – L’eredità di Artemisia

Datato 1630 e firmato su un cartiglio ‘Artemisia Gentilescha’, l’Annunciazione è la prima commissione napoletana e resta uno dei suoi dipinti più potenti. A Napoli Artemisia trova il coraggio di riprendere il suo cognome e si fa strada grazie al linguaggio caravaggesco, di cui diventa una delle interpreti più efficaci. Lo dimostra l’uso esteso del buio, solcato da squarci di luce che esaltano i protagonisti della scena. Una scelta che ben si inserisce al gusto napoletano, abituato ai dipinti di Carlo Sellitto e Battistello Caracciolo. Le figure dell’angelo e della Vergine occupano l’intera composizione, fatta eccezione per il volo della colomba che si inserisce fra i due in uno squarcio di luce che irrompe nell’oscurità bruna del fondo. Maria in posizione superiore muove verso l’angelo da un alto scranno quasi nascosto dietro di lei: ha il volto brunito dal sole del Sud e una posa di aggraziata riverenza. Probabilmente non ha mai visto l’Annunciazione che Orazio ha dipinto a Genova (Basilica di San Siro) e per il Duca di Savoia, ma qui ripropone l’inconsueto rapporto tra Maria e Gabriele, nel quale si invertono le posizioni tra la ‘serva del Signore’ e il Suo messaggero. Ancora una volta, Artemisia si dedica all’esaltazione della grandezza di una donna, che ha compiuto una scelta estrema nella sua vita. La sua posizione, sempre dalla parte delle donne, è diventata una garanzia per i suoi committenti: in questo periodo Artemisia è entrata in uno dei circuiti più elitari del collezionismo europeo. È impegnata nella realizzazione di quadri per l’imperatrice Eleonora Gonzaga, suocera dell’infanta di Spagna Maria Anna d’Austria, che si trova a Napoli di passaggio proprio in quell’anno. Sono lontani gli anni in cui doveva pietire anticipi e prestiti ai suoi clienti. Ora è una pittrice autorevole, che saprà affermare con originalità e tenacia il caravaggismo in tutta Europa.

Undicesima sezione – Artemisia a Napoli

Dopo aver vissuto circa dieci anni a Roma, nel 1630 Artemisia si trasferisce a Napoli – città dalla straordinaria vivacità artistica – grazie ai rapporti che matura con Fernando Afán de Rivera, Duca di Alcalá e Viceré di Napoli, che nel 1629 ha acquistato tre dipinti della pittrice. Il suo stile, così vicino a quello di Caravaggio, affascina i collezionisti napoletani. Da Napoli, dove arriva con il fratello Francesco e la figlia Prudenzia, Artemisia intrattiene una fitta corrispondenza con Cassiano dal Pozzo, celebre erudito e suo appassionato committente, con il Duca di Modena Francesco I d’Este e con Ferdinando II de’ Medici, che ottengono suoi quadri, mentre Galileo Galilei e il nobile messinese don Antonio Ruffo diventano suoi consiglieri e mediatori. Se si esclude la parentesi inglese, quando nel 1638-39 si reca a Londra per lavorare con suo padre Orazio alla corte di re Carlo I – forse partecipa alla decorazione del Casino delle Delizie della regina Henrietta – Artemisia non si sposterà mai da Napoli, dove produrrà una grande quantità di tele con l’aiuto del fratello Francesco, che ha sostituito il marito Pierantonio nella gestione della bottega. Perse le tracce di Pierantonio, Artemisia riuscirà a maritare sua figlia Prudenzia nel 1636, sostenuta dai numerosi clienti che acquistano i suoi dipinti. Diventata la pittrice più celebre d’Europa, si circonda di allievi e collaboratori, dipingendo anche le uniche opere pubbliche della sua carriera per la Cattedrale di Pozzuoli. Muore intorno al 1653, in una data ancora non confermata: la sua tomba nella Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini è andata perduta negli anni ’50 del Novecento, quando l’edificio è stato abbattuto per fare spazio ad un moderno condominio.

Un evento eccezionale sarà l’esposizione dell’Allegoria dell’Inclinazione, che Artemisia dipinge per Casa Buonarroti di Firenze (in mostra dall’8 gennaio 2024): un autoritratto senza veli – che solo successivamente verrà coperto da un drappo dipinto – in cui la pittrice si rappresenta come l’ispirazione che ha guidato l’intera opera di Michelangelo. La tela, esposta dal 1616 sul soffitto di una delle sale di Casa Buonarroti, sarà esposta per la prima volta in una mostra fuori dalla sua sede naturale, grazie ad un prestito eccezionale: potrà essere ammirata da vicino, per apprezzare uno dei momenti più alti della tecnica di Artemisia, genio assoluto della pittura barocca.

 

 

Artemisia Gentileschi. Coraggio e Passione

Luogo
Palazzo Ducale, Piazza Giacomo Matteotti, 9 - 16123  Genova
Quando
16 novembre 2023 – 1° aprile 2024
Orario apertura
Lunedì dalle ore 14.00 alle ore 19.00
Martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 9.00 fino alle ore 19.00
Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 20.00
Sabato dalle ore 10.00 alle ore 20.00
Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Informazioni e prenotazioni
T. +39 010 8171600
www.palazzoducale.genova.it
www.arthemisia.it
Biglietti
Intero € 16,00
Ridotto € 15,00
Siti
www.arthemisia.it
www.palazzoducale.genova.it
Una Mostra
Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura
Comune di Genova
Regione Liguria
Arthemisia