Alla Galleria dell’Accademia di Firenze
Pier Francesco Foschi (1502-1567) pittore fiorentino

  • Pier Francesco Foschi, Ritratto del cardinale Antonio Pucci (1540; olio su tavola, 116 x 88 cm; Firenze, Galleria Corsini)
  • Pier Francesco Foschi, Ritratto di dama in rosa (1532-1535; olio su tavola, 101 x 79 cm; Madrid, Museo Thyssen Bornemisza, inv. 145 - 1935.16)
  • Pier Francesco Foschi, Giuditta e Oloferne (1540-1545 circa; olio su tavola, 91 x 70,5 cm; Collezione privata)
  • Pier Francesco Foschi, Resurrezione (Pala Bettoni) (1542-1544; olio su tavola, 270 x 208 cm; Firenze, Santo Spirito, proprietà del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno). Foto Cristian Ceccanti
  • Pier Francesco Foschi, Sacrificio di Isacco (1530-1535; olio su tela, 204 x 146,5 cm; Firenze, Villa del Poggio Imperiale, Educandato Statale SS. Annunziata, inv. 1860-1861 n. 150). Foto Claudio Giusti
  • Pier Francesco Foschi, Sacra Famiglia con san Giovannino (1526-1530; tempera mista su tavola, 105 x 87 cm; Firenze, Galleria dell’Accademia di Firenze, inv. 235 azzurro - 302 giallo)
  • Pier Francesco Foschi, Madonna col Bambino in trono con un angelo musicante tra i santi Benedetto e Bernardo (Pala Lotti) (1523-1526; olio su tavola, 214 x 173 cm; Firenze, Chiesa di San Barnaba). Foto Cristian Ceccanti

 

La Galleria dell’Accademia di Firenze ospita la prima mostra monografica in Europa dedicata a Pier Francesco Foschi (Firenze, 1502 – 1567), importante pittore fiorentino del Cinquecento, allievo di Andrea del Sarto, che ha collaborato anche con Pontormo. Intitolata proprio Pier Francesco Foschi (1502-1567) pittore fiorentino, l’esposizione è a cura di Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, Elvira Altiero, funzionaria Storico dell’arte, responsabile del dipartimento storico-artistico della Galleria dell’Accademia di Firenze, Nelda Damiano, che ha curato la mostra Wealth and Beauty dedicata all’artista al Georgia Museum of Art della University of Georgia di Athens (la prima mostra in assoluto su Foschi), e Simone Giordani, docente di storia dell’arte, studioso della pittura fiorentina rinascimentale e tardo rinascimentale e specialista del pittore Pier Francesco Foschi.

Pier Francesco Foschi nacque a Firenze da una famiglia di pittori. Il padre, dal quale apprese presumibilmente i primi rudimenti, era membro della bottega di Sandro Botticelli. Così come racconta il Vasari, si formò con Andrea del Sarto e le sue prime opere, infatti, sono stilisticamente influenzate dal classicismo del suo maestro: ne riflettono la grazia del disegno, l’uso raffinato di luci e ombre e l’audacia del colore.
La sua carriera autonoma ebbe inizio già negli anni Venti del Cinquecento. Foschi ricevette numerose commissioni da famiglie di spicco di Firenze, come i Medici, i Pucci e i Torrigiani. Tra 1536 e 1537 fece parte, col Bronzino e Jacone, degli aiuti scelti dal Pontormo per la decorazione della loggia della villa di Careggi, voluta dal Duca Alessandro de’ Medici, e per quella della villa di Castello, commissionata da Cosimo I. Fu coinvolto, nel 1539, nella realizzazione degli apparati effimeri allestiti per le nozze del giovane duca con Eleonora di Toledo. Il suo successo raggiunse l’apice nel corso degli anni Quaranta del Cinquecento, quando si aggiudicò la commissione di ben tre pale d’altare per l’importante chiesa di Santo Spirito, le sue sole opere menzionate da Vasari. Insieme a Vasari, Bronzino, Michele di Ridolfo, Francesco da Sangallo e Giovann’Angelo Montorsoli, fu tra i maestri incaricati di riformare l’antica Compagnia di San Luca nell’Accademia del Disegno, tra il 1562 e il 1563. Negli ultimi anni della sua vita, ancora molto attivo, partecipò alle principali imprese collettive promosse dalla neonata Accademia: gli apparati effimeri per i funerali solenni di Michelangelo e quelli per le nozze di Francesco I con Giovanna d’Austria. Il pittore morì nel 1567 e fu sepolto a Santo Spirito alla presenza degli Accademici.
Nonostante il successo riscosso in vita, dopo la sua morte, Pier Francesco Foschi cadde in completa oscurità. Solo nel Novecento con la riscoperta del Manierismo e dei suoi protagonisti, il suo nome riaffiora più frequentemente negli studi, dapprima con qualche contributo filologico e, poi alla metà del secolo, con un breve studio seminale di Roberto Longhi (1952). Ad oggi gli interventi critici di maggior rilevanza rimangono gli articoli monografici di Antonio Pinelli (1967), imprescindibile per comprendere lo sviluppo artistico del Foschi, e quello di Louis A. Waldman (2001), che ha aggiunto preziose informazioni e punti di riferimento cronologici per la ricostruzione della sua carriera.

 

La mostra

La mostra riunisce circa quaranta opere del Foschi, tra dipinti e disegni, tra cui la pala d’altare della Sacra Famiglia con San Giovannino (1526-1530), appartenente alle collezioni della Galleria dell’Accademia di Firenze, un dipinto cruciale per capire la sua produzione giovanile e come ha fatto propri gli insegnamenti di Andrea del Sarto. È suddivisa in cinque sezioni che approfondiranno i principali aspetti della sua prolifica attività, a partire proprio dalla formazione presso Andrea del Sarto fino alle commissioni di grandi pale d’altare e ai numerosi ritratti, genere in cui ottenne un notevole successo.

Troviamo un importante nucleo di studi giovanili tratti da modelli del maestro, insieme ad accostamenti tra alcuni originali di Andrea del Sarto e le repliche che Foschi realizzò, confronti che serviranno per comprendere meglio la sua personalissima declinazione della maniera sartesca. In particolare, si offre per la prima volta il confronto tra il Sacrificio di Isacco di Andrea del Sarto del Cleveland Museum of Art, e la copia su tela dello stesso soggetto eseguita da Foschi, oggi conservata nella Villa di Poggio Imperiale a Firenze, e restaurata in occasione di questa mostra. Pur ispirandosi ad opere del Sarto, Foschi perviene ad un risultato originale, nel quale l’attenta modulazione degli effetti di luce definisce razionalmente lo spazio, esalta la mirabile orchestrazione dei toni cromatici e mette in evidenza la qualità scultorea dei panneggi. I suoi testi giovanili si distinguono per la varietà di sfumature emotive dei protagonisti e per più approfonditi effetti chiaroscurali. Il foglio raffigurante una Testa femminile desunta da una figura di Santa Agnese dipinta dal Sarto nel 1528 e il disegno ricavato da un suo dipinto databile tra il 1528 e il 1530, attestano che Foschi frequentò la bottega del maestro anche nella seconda metà del decennio, avendo l’opportunità di continuare a studiarne le invenzioni.

Nella sezione dedicata alle pale d’altare, si espongono insieme elementi di polittici smembrati, come ad esempio la Pala della Madonna del Piano, realizzata nel 1539 per il convento di San Benedetto a Settimo (Cascina, Pisa). Si presenta inoltre la straordinaria Resurrezione della basilica di Santo Spirito. Nel corso della sua carriera il Foschi dipinse almeno dieci pale d’altare. L’undicesima potrebbe essere quella di cui ci è giunto solo il modelletto conservato all’Ashmolean Museum di Oxford, e la dodicesima è costituita dalla pala realizzata ad affresco nella cappella della villa del mercante Francesco Del Nente, di cui la mostra espone il disegno preparatorio. Nel contesto fiorentino dei decenni centrali del Cinquecento, si tratta di un numero elevato, che attesta il successo ottenuto dal’artista in questo genere. Alla seconda metà degli anni Trenta vanno ricondotti i quattro scomparti dell’imponente polittico della Confraternita del Sacramento di Fivizzano e la menzionata Pala della Madonna del Piano, dipinta tra 1538 e 1539 per i Serviti della Santissima Annunziata di Firenze ma destinata al convento di San Benedetto a Settimo. Di quest’ultima viene presentata anche l’inedita predella raffigurante San Pietro risana gli infermi. La straordinaria Resurrezione commissionata da Antonio Bettoni per la chiesa fiorentina di Santo Spirito tra il 1542 e il 1545 rappresenta uno dei vertici della produzione foschiana ed è una delle tre pale del pittore ricordate dal Vasari. La sezione si conclude con il Cristo in pietà sorretto dagli angeli e la sua predella, un’opera realizzata per il monastero di Santa Chiara a San Miniato al Tedesco nel 1562 ed ispirata a capolavori sarteschi di soggetto analogo, tra cui l’affresco eseguito per il convento della Santissima Annunziata nel 1525 circa, oggi conservato nella Galleria dell’Accademia di Firenze.

L’esposizione propone una selezione di dipinti destinati alla devozione privata di soggetto mariano, insieme a rari e preziosi quadri legati ai temi dell’Antico Testamento. Anche per i dipinti destinati alla devozione domestica Foschi attinge spesso al repertorio di invenzioni di Andrea del Sarto, offrendone tuttavia un’interpretazione personale. A partire dagli anni trenta del Cinquecento, il pittore concepisce figure più allungate e le sue composizioni si distinguono per una costante ricerca di corrispondenze tra i gesti dei personaggi, come nel caso del Tobiolo e l’Angelo, dove la postura dei due protagonisti si ripete come in un passo di danza. Più spesso rispetto al Sarto, inoltre, Foschi adotta scelte iconografiche ben distinguibili per sottolineare i diversi significati delle immagini ai fini della devozione. Nella Madonna col Bambino e due angeli, la collocazione del gruppo sacro tra le nuvole allude al titolo di gloria della Vergine come Regina del Cielo, mentre nella più tarda Madonna col Bambino, san Giovannino e angeli, la figura di Gesù addormentato su un fascio di grano prefigura la sua morte e resurrezione e, dunque, la salvezza per il cristiano. A modelli nordici il Foschi fa ricorso per l’Andata al Calvario, in cui lo sguardo di Cristo rivolto all’osservatore, ribadito da quelli di Simone di Cirene e di Maria di Cleofa, lo invita a seguirlo facendosi carico della propria croce. A chiudere la sezione lo splendido esemplare di Giuditta e Oloferne, soggetto vetero-testamentario dal significato anti-tirannico e libertario a cui il Foschi si dedicò più volte. Nel dipinto spicca una delle citazioni michelangiolesche più colte del pittore, che nella figura di Oloferne ripete quella di Noè che il Buonarroti aveva raffigurato nella volta della Cappella Sistina.

Si conclude con un cospicuo numero di ritratti, genere in cui Foschi ottenne un grande successo. Il pittore affronta tipologie diverse, dalle effigi al mezzo busto, di tono intimo, a quelle di formato ampio e solenne, ricche di elementi simbolici o allusivi allo status sociale dei personaggi raffigurati e dei loro interessi. Nel Cinquecento si diffuse infatti un crescente interesse per la ritrattistica da parte delle classi più agiate e il Foschi fu fra i pittori fiorentini che meglio seppero rispondere alle richieste della committenza. Nei suoi dipinti, l’artista ricorse spesso a vari attributi, iscrizioni ed elementi decorativi per costruire l’identità degli effigiati e sottolinearne lo status, come nel Ritratto del cardinale Antonio Pucci o nel Ritratto di Bartolomeo Compagni, un facoltoso mercante imparentato con il Foschi tramite la madre, Simona Compagni. Nei ritratti femminili, il Foschi enfatizzò la bellezza ideale, l’eleganza e la virtù. Una delle caratteristiche più appariscenti di queste immagini è la raffinatezza dell’abbigliamento. I trattati di condotta del tempo, che riguardavano tutti gli aspetti del comportamento esemplare, sottolineavano che l’abbigliamento poteva esaltare o sminuire la dignità e il carattere di chi lo indossava, oltre a connotarne il livello sociale. Venivano incoraggiate la modestia e la moderazione, anche se gli abiti potevano essere lussuosi. Le leggi istituite da Cosimo I de’ Medici seguivano queste linee guida, ma prevedevano eccezioni per l’élite. I ritratti del Foschi rispondevano anche ai modelli di rappresentazione e alla moda della corte medicea, di cui Bronzino era l’interprete privilegiato.

Le opere esposte provengono da musei pubblici e privati, enti ecclesiastici, gallerie d’arte e collezionisti privati tra i più famosi in Italia e nel mondo: Galleria Borghese, Palazzo Spinola, Accademia Carrara di Bergamo, Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid, Morgan Library & Museum, New York, Rijksmuseum, Amsterdam, Cleveland Museum of Art.

Per l’occasione, grazie all’impegno della Galleria dell’Accademia di Firenze, in accordo con il Ministero della Cultura, sono stati finanziati importanti restauri di alcuni dipinti del pittore fiorentino non necessariamente per averli in prestito ma per valorizzarli e renderli nuovamente visibili. Tra questi, il più impegnativo, la pala con la Trasfigurazione, commissionata per la basilica di Santo Spirito a Firenze nel 1545-1550, attualmente nella cappella Capponi d’Altopascio, situata nel transetto destro della chiesa. Sono state restaurate inoltre, grazie a Fabrizio Moretti, due tavole con San Rocco e San Sebastiano ubicate nella Propositura dei Santi Antonio e Jacopo a Fivizzano (Massa-Carrara), insieme alle due predelle con Il martirio di San Sebastiano e San Rocco soccorso da cane, della Fondazione Longhi. Altro importante intervento è stato quello sulla tavola raffigurante Il Sacrificio di Isacco, derivato dal modello di Andrea del Sarto, conservato nella collezione di Villa di Poggio Imperiale a Firenze.

“L’obiettivo di una rassegna così ampia e accurata”, dichiara Cecilie Hollberg, “è quello di fornire per la prima volta in Europa gli strumenti per comprendere la personalità artistica di un maestro come il Foschi e il suo ruolo nel contesto della pittura fiorentina del Cinquecento. Un artista da riscoprire, caduto nell’oblio dopo la sua morte. Grazie a questa nostra esposizione, oltre a mostrare opere dimenticate, sono state attivate importanti azioni di restauro di dipinti collocati in vari luoghi del territorio, come ad esempio una delle pale nella Chiesa di Santo Spirito a Firenze”.

 

Pier Francesco Foschi (1502-1567) pittore fiorentino

Dove
Galleria dell'Accademia, Via Ricasoli, 58/60, 50129 Firenze 
Quando
Dal 28 novembre 2023 al 10 marzo 2024
Biglietti
Intero 13 euro
Ridoto 3 euro per i giovani 18-25 anni
Orari
ore 8,15-18,20
Curatori
Cecilie Hollberg, Elvira Altiero, Nelda Damiano, Simone Giordani